Il Milan sta vivendo uno dei momenti più complessi e delicati della sua storia recente. Una stagione fallimentare, la mancata qualificazione alla Champions League, l’esonero in blocco di Allegri, Tare, Moncada e Furlani, un ambiente rossonero in ebollizione e una proprietà – quella di Gerry Cardinale – che si prepara a un nuovo anno zero. In mezzo a questo scenario incandescente, una figura è diventata il centro del dibattito pubblico: Zlatan Ibrahimović.
L’ex attaccante, oggi Senior Advisor di RedBird, è stato travolto da critiche, interpretazioni distorte e aspettative che spesso non corrispondono al suo ruolo reale. La notizia del suo viaggio negli Stati Uniti per lavorare come opinionista ai Mondiali 2026 ha acceso ulteriormente la discussione: come può Ibrahimović lasciare il Milan per un mese proprio nel momento più difficile? È davvero lui a prendere le decisioni? Qual è il suo peso nella governance rossonera?
Per rispondere, bisogna separare la percezione dalla realtà, l’immagine pubblica dal ruolo effettivo, la narrazione mediatica dai fatti.
Una figura simbolica diventata, suo malgrado, un parafulmine
Negli ultimi mesi, Ibrahimović è apparso come il volto più esposto del progetto Milan. Conferenze stampa, interviste, dichiarazioni pubbliche, presenza costante accanto a Cardinale: tutto questo ha contribuito a creare l’idea che fosse lui il vero decisore del club. Una figura quasi “onnipotente”, capace di influenzare scelte, nomine e strategie.
Ma questa percezione non coincide con la realtà del suo incarico. Ibrahimović non è un dirigente operativo del Milan. Non è un direttore sportivo, non è un amministratore delegato, non è un responsabile dell’area tecnica. Il suo ruolo è quello di Senior Advisor di RedBird, il fondo proprietario del club. Un incarico che consiste nel fornire consulenza, visione, esperienza, relazioni. Non nel prendere decisioni esecutive.
Eppure, la sua esposizione mediatica ha creato un cortocircuito comunicativo. Molti tifosi hanno iniziato a identificare in lui il responsabile di tutto: scelte tecniche, mercato, licenziamenti, strategie. Una responsabilità che non gli appartiene, ma che è diventata parte della narrazione pubblica.
Il viaggio ai Mondiali: perché può farlo davvero
La notizia che Ibrahimović sarà opinionista per Fox Sports ai Mondiali 2026 ha scatenato polemiche. Come può lasciare il Milan per un mese proprio mentre il club è in piena emergenza? La risposta è semplice: perché il suo ruolo glielo consente.
Chi lavora quotidianamente nella gestione sportiva – direttori sportivi, dirigenti, responsabili del mercato – vive questo periodo come il più intenso dell’anno. Ma un Senior Advisor non ha compiti operativi. Può lavorare da remoto, può partecipare alle riunioni a distanza, può mantenere un dialogo costante con la proprietà anche dall’altra parte del mondo.
Il suo viaggio non rappresenta un abbandono, ma semplicemente la natura del suo incarico. Un ruolo che non richiede presenza fisica quotidiana, ma capacità di visione e supporto strategico.
Il vero ruolo di Ibrahimović: tra percezione e realtà
Per capire cosa fa davvero Ibrahimović, bisogna analizzare il suo incarico:
- Non prende decisioni operative
Non sceglie l’allenatore, non decide il direttore sportivo, non firma contratti. - Non ha potere esecutivo
Le decisioni spettano alla proprietà e ai dirigenti incaricati. - Offre consulenza strategica
Porta la sua esperienza, le sue relazioni, la sua visione internazionale. - Rappresenta il club in contesti globali
È un ambasciatore del progetto RedBird. - Partecipa alle discussioni, non alle decisioni finali
Il suo contributo è importante, ma non determinante.
La sua influenza è reale, ma diversa da quella che molti immaginano. Non è il “regista occulto” del Milan, ma nemmeno una figura simbolica senza peso. È un advisor, non un dirigente.
Perché è diventato un bersaglio
La stagione del Milan è stata disastrosa. E quando una squadra fallisce, serve un colpevole. Con la dirigenza smantellata e la proprietà distante, Ibrahimović è diventato il bersaglio perfetto: visibile, carismatico, esposto.
La sua immagine pubblica ha amplificato tutto. Le sue parole, i suoi gesti, le sue presenze allo stadio sono state interpretate come segnali di potere. E così, ogni scelta sbagliata è stata attribuita a lui.
Ma la verità è più complessa. Ibrahimović ha un ruolo importante, ma non operativo. Non è lui a decidere chi esonerare, chi assumere, chi comprare o chi vendere.
Il caos societario del Milan: un contesto esplosivo
Il Milan è in piena rivoluzione. Cardinale ha licenziato in blocco:
- Allegri
- Tare
- Moncada
- Furlani
Un terremoto senza precedenti. Il club è senza guida tecnica, senza direttore sportivo, senza amministratore delegato. In questo vuoto di potere, ogni figura visibile diventa automaticamente un riferimento. E Ibrahimović, con la sua personalità magnetica, è diventato il punto focale.
Ma la responsabilità delle scelte è della proprietà, non dell’ex attaccante.
La questione comunicativa: il vero problema
Ibrahimović stesso ha ammesso che la sua esposizione mediatica iniziale non è stata efficace. Ha alimentato interpretazioni sbagliate, ha creato confusione, ha fatto credere che avesse un ruolo più ampio di quello reale.
Nel calcio, la percezione conta quanto la realtà. E quando una figura come Ibra occupa il centro della scena, è inevitabile che il pubblico gli attribuisca un’influenza superiore.
Un ruolo che può evolvere
Nonostante le critiche, Ibrahimović resta una risorsa preziosa per RedBird. La sua autorevolezza, la sua esperienza internazionale, la sua capacità di rappresentare il club sono asset importanti. Il suo ruolo potrebbe evolvere, diventare più definito, più strutturato.
Ma per ora, resta un advisor. Non un dirigente. Non un decision maker.
Il futuro del Milan: una ricostruzione totale
Il Milan deve ripartire da zero. Serve:
- un nuovo allenatore
- un nuovo direttore sportivo
- un nuovo amministratore delegato
- una nuova strategia tecnica
- una comunicazione più chiara
Ibrahimović potrà essere parte del progetto, ma non sarà lui a guidarlo.
Conclusione: la verità sta nel mezzo
Zlatan Ibrahimović non è il burattinaio del Milan. Ma non è nemmeno una figura decorativa. È un advisor, un ambasciatore, un uomo di fiducia della proprietà. La sua influenza è reale, ma diversa da quella che molti immaginano.
Il suo viaggio ai Mondiali non è un tradimento, ma la conseguenza naturale del suo ruolo. Il Milan ha problemi enormi, ma non è Ibra il responsabile. La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.

